Nel 2010, il 18,2% delle persone residenti in Italia è, secondo la definizione Eurostat, a "rischio di povertà", il 6,9% si trova in condizioni di "grave deprivazione materiale" (quattro segnali di deprivazione su un elenco di nove, vedi Glossario) e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro. L'indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5%, un livello analogo a quello del 2009.
]]>ITALIA SCUOLA - Sistema, governance, autonomia ... e aggiungerei lungimiranza: a mio vedere, sono state le parole chiave, ovviamente molto implicite, della breve allocuzione del ministro Profumo per gli auguri di Natale oggi al Miur. Un "uomo di scuola", come si suol dire, che è convinto che l'istruzione è un valore, una forma di cultura che, contrariamente a quanto pensava un precedente ministro, si mangia... e come! Non subito, ovviamente, domani, se questo domani riusciamo a costruirlo dopo la buia notte che ancora stiamo attraversando! E' convinto che nella scuola bisogna investire perché sarà il valore aggiunto dei saperi di un popolo e l'ossatura del Pil di domani! La scuola come sottosistema di un sistema più ampio, che investe tutti i cittadini dalla nascita fino alla più tarda età: i saperi cambiano con una velocità spaventosa e, guai a non rincorrerli, soprattutto per produrne sempre di nuovi. Governare per progetti e guardare lontano, valorizzando...
]]>di Maurizio Tiriticco
ITALIA SCUOLA - Occorre dare atto al Ministro Profumo di avere cominciato... ad "aprire la borsa"! Era il mio auspicio nella lettera aperta dello scorso 19 novembre! Infatti, è di questi giorni la sottoscrizione del Patto d'azione e coesione con cui verranno investiti nelle scuole del Sud 1,3 miliardi di fondi europei. Si tratta di una iniziativa che segna una svolta riguardo alla politica dei tagli! Ma ora la buona volontà del ministro si deve misurare su un'altra questione, quella di cui alla citata lettera aperta: le prove Invalsi. Che fare?
Non ritorno a tutto ciò che ho già detto in merito alla valutazione di sistema, come sia stata concepita e delineata nella legge 53/03 e come da questa sia discesa tutta la macchina Invalsi. Mi limito ad alcune considerazioni e ad alcuni interrogativi. Forse sarebbe necessaria una riflessione complessiva - e non solo da parte mia - su che cosa si intende per valutazione di sistema e, di conseguenza, sulle scelte effettuate dalla nostra amministrazione.
Caro signor ministro,
da pochi giorni è alla guida del ministero e, nell'augurarLe buon lavoro, voglio richiamare la Sua attenzione su qualche aspetto della politica scolastica che considero fondamentale.
Scrivo dalla Calabria, da una regione del Sud afflitta da problemi, in particolare, di ristrettezza della base produttiva e di deficienza della legalità, ma ricca di beni culturali che, se adeguatamente valorizzati, potrebbero costituire un volano del suo sviluppo e che sono segni significativi di un passato da non rimuovere.
Locri, Crotone, Sibari sono nomi di grandi città magnogreche, le cui rovine inducono a riflettere, prospettandoci, nell'attuale globalizzazione, il senso della nostra identità.
Per poter firmare vai al link http://www.petizionionline.it/petizione/mezzoeuro-per-il-rinascimento-della-cultura-classica/5731
]]>Gentile Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca,
parlare di valutazione di sistema oggi non è affatto una cosa facile, non solo perché alcuni luoghi comuni in negativo agitati da alcune parti ne snaturano le finalità, ma anche perché il concetto stesso si è venuto maturando con difficoltà nel corso degli ultimi decenni e, a mio giudizio, non è ancora giunto a un suo definitivo ubi consistam.
Una storia non priva di difficoltà
Cominciammo a parlare di valutazione di sistema un po' timidamente in occasione della Conferenza della scuola del 1990 (ministro Mattarella), consapevoli che il miglioramento degli apprendimenti non è direttamente dipendente solo da un progressivo aumento degli investimenti. Poi nel '94, con il varo del Testo unico dell'istruzione, con l'articolo 603, giungemmo a una prima definizione di "parametri di valutazione della produttività del sistema scolastico" e avvertimmo la necessità di allertare gli allora Cede, Bdp e Irrsae per un'attività di questo tipo (l'articolo 603 venne poi abrogato dall'articolo 17 del dpr 275/99). In seguito, con la legge 59 del ‘97 all'articolo 21, commi 9 e 10, ravvisammo ulteriormente la necessità di procedere alla verifica e alla valutazione della produttività scolastica.
Proponiamo di seguito la testimonianza personalissima di Franco Guerrera da Tortora, assiduo e appassionato frequentatore del nostro sito, ringraziandolo per l'attenzione e la puntualità dei suoi interventi.
]]>ITALIA SCUOLA - Mi chiedo: dopo quello che è successo con le prove Invalsi, il Miur ci avrebbe dovuto pensare mille volte prima di riprovarci con il test per i DS! Ma al Miur vanno avanti così, come i muli sempre sulla cresta di una montagna... però il mulo non cade mai, semmai è il conduttore che non sa guidarlo che lo fa precipitare! Magari il Miur avesse il cervello di un mulo! Invece ha quello di un conduttore, purtroppo!
Non voglio divagare e vengo al dunque. Alcuni miei interlocutori hanno apprezzato il pezzo sui test, altri meno, altri mi chiedono ulteriori esplicitazioni. Ribadisco: non sono un esperto, per cui rinvio alla letteratura... basta cliccare su google... "prove oggettive" ed ogni curiosità sarà risolta, almeno come primo approccio. Ciò che mi interessa dire in questo approfondimento è assai semplice, cioè che tutti usiamo quotidianamente dei test - proprio così - senza però rendercene conto, anche se dei test diciamo peste e corna! Mi spiego meglio.
Un test, o meglio l'item di un test, o meglio ancora una proposizione, può essere vera o falsa nella misura in cui corrisponda o meno ad un contesto assunto come vero. Tre per tre eguale nove, il sole è una stella, Manzoni ha scritto i Promessi Sposi, sono asserzioni vere in quanto i tre contesti a cui si riferiscono sono altrettanto veri. Tre per tre eguale dieci, il sole è un pianeta, Manzoni ha scritto le Odi Barbare, sono asserzioni false in quanti i tre contesti, largamente noti, ci dicono il contrario.
di Maurizio Tiriticco
ITALIA SCUOLA - Gli errori nel test predisposto dagli esperti del Miur per il concorso DS non mi hanno assolutamente sorpreso! Era assolutamente nel conto, e ne evidenzio le ragioni. In primo luogo va sottolineato il numero eccessivo di item da produrre, anche se da parte di un congruo numero di esperti disciplinari, rispetto ai tempi; in secondo luogo l'assenza di un pretest, sempre necessario in quanto anche lo specialista più agguerrito in materia di test può sempre cadere in errore; in terzo luogo - ed è la carenza più pesante - la palese sine cura per quanto riguarda la confezione dei singoli item: di fatto, sotto il profilo della fattura docimologica, gli item non solo sono molto disomogenei, ma molti di essi sembrano tirati via... alla carlona ed è difficile riconoscervi la dignità di una prova. Il fatto è che la produzione di un solo item su un determinato contenuto disciplinare rimanda ad una preparazione metodologica che in effetti nella nostra cultura - o incultura - valutativa abbiamo sempre preso sottogamba. Le ragioni di tale sottovalutazione sono molteplici: l'item di un test non è altro che un quiz; un test non è mai una prova attendibile, perché o è troppo
]]>